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Bonus cultura soffre dell’assenza di un meccanismo incentivante

Il bonus, in forma di tagliando per specifici acquisti, è entrato stabilmente fra le dotazioni di cui i cittadini possono beneficiare.

Quest’anno è stato riproposto quello dedicato alla cultura, che ha un importo di 500 euro ed è riservato ai diciottenni. Il termine “cultura” è inteso in senso piuttosto annacquato, tanto che è nata una polemica circa la sua spendibilità in discoteca; fatto sta che sono compresi i libri (senza distinzione fra le varie tipologie), ma non i quotidiani e le riviste.

Tuttavia il punto non è tanto la tipologia di prodotti e servizi di cui si può beneficiare né la macchinosità per ottenere e utilizzare il buono (l’iter è da burocrazia inscalfibile dalla modernità), quanto non sapere se il negozio dove si è avvistato quel che interessa o il cinema dove godersi un film o la scuola di danza o il teatro siano fra gli aderenti all’iniziativa e quindi accolgano il bonus. È così complesso elencare nel sito ministeriale, regione per regione, gli esercizi convenzionati? Magari si potrebbe anche apporre sulla loro porta d’ingresso una vetrofania segnaletica. Un altro aspetto critico è la finalità. Se il bonus vuole essere un aiuto alle famiglie per migliorare l’istruzione dei figli, è opportuno che abbia un contenuto incentivante e premiante per dare una direzione ai comportamenti dei ragazzi. Va infatti a tutti i diciottenni, indifferentemente ai diligenti e agli svogliati della scuola. Per chi si occupa di promozioni e di sistemi premianti, l’incongruenza è particolarmente evidente.

Si perde l’occasione per addestrare i giovani a comportamenti responsabili e soprattutto proficui per il proprio futuro. Dunque, considerando l’utilità indubbia del bonus, cosa si sarebbe potuto mettere in moto? Una triangolazione fra il sistema retail, l’industria/servizi e la scuola. Partendo da una seria distinzione fra cultura (intesa come istruzione e come educazione a comportamenti civili) e divertimento o tempo libero, si sarebbe dovuto suddividere il bonus in proporzione fra questi ambiti, subordinandone l’assegnazione a una valutazione dei docenti per dare al suo impiego una direzione atta a coprire carenze formative. Così si sarebbe reso evidente il fattore premiante e la consapevolezza da parte del diciottenne di meritare l’incentivo o un aiuto per migliorare.

Per gli aspetti meramente organizzativi e gestionali, molte aziende avrebbero potuto definire linee di prodotti da dedicare a questo progetto culturale, se solo fossero state coinvolte. Le aziende avrebbero potuto segnalare i prodotti più adatti con una specifica confezione o, tramite campagne promozionali, avrebbero potuto rendere ancora più effettivo il beneficio dell’incentivo economico a disposizione. Il retail, dalla distribuzione organizzata alle catene specializzate e al semplice punto di vendita indipendente, avrebbe potuto gestire anche il tracking dei bonus (per garantirne il corretto impiego) e, attraverso il flusso dei dati, restituire informazioni preziose per la prossima edizione.

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