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Collezionabili imperdibili se gli ingredienti sono giusti

Dopo i Puffi e i Rollinz, altri strani esserini arriveranno a dar man forte alle aziende industriali e a quelle della distribuzione per assicurare fatturati stellari. Sicuramente i personaggi della fantasia, che hanno entusiasmato al cinema milioni di ragazzini, hanno un vantaggio in più. Nascono già famosi e sono il propellente magico per promozioni di larghissimo successo. Tuttavia, nell’ambito dei collezionabili non ci sono solo i character, anche se questi fanno ormai la parte del leone. Dal 1938 a oggi possiamo tracciare una storia dei collezionabili, tutta italiana. La passione per le figurine ha inizio con il Feroce Saladino di Perugina alla metà degli anni ’30, poi ci sono stati i Viaggi dell’Olandesina di Mira Lanza durati dagli anni ’50 agli ’80, quindi dagli anni ’60 le raccolte Panini. Storico antecedente sono state le figurine Liebig, ma per trasformare una collezione in febbrile mania ci vogliono alcuni ingredienti, qualunque sia l’oggetto da rintracciare e collezionare ed eventualmente da scambiare pur di avere la raccolta completa.

Alcune considerazioni possono orientare le scelte. Iniziamo dal target. Dall’età prescolare alla fine delle superiori, i figli dettano la linea, che si tratti del merchandising proposto da film di notevole successo, dalla squadra di calcio del cuore, da un parco giochi tematico o da altra fonte. Le ricerche su bambini e ragazzi sono fondamentali per conoscere questo target, che ha un effettivo potere decisionale, arrivando a influenzare le opzioni di spesa della famiglia. Il collezionabile di successo deve dunque piacere a loro, se vuole davvero decollare. Un’altra condizione è la durata, ovvero mettere fretta, creare “ansia” per il tempo a disposizione per completare la collezione. Da uno a tre mesi sembra il periodo di tempo ideale, ma naturalmente dipende molto dal numero dei pezzi da rintracciare per completare la collezione (c’è sempre l’introvabile e c’è sempre il doppione di cui non ci si libera), nonché da altri fattori (per esempio, l’importo di spesa che dà diritto ad avere l’oggetto, se la promozione è dell’insegna distributiva, o la frequenza di acquisto del prodotto a cui è legato l’oggetto nel caso dell’industria di marca). L’ampiezza della collezione è un fattore importante, poiché l’acquirente si deve misurare con la propria capacità di spesa, se vuole tenere un comportamento razionale, o con la propria voglia di completare la collezione, se vuole ascoltare l’umore e la spinta emotiva. Non c’è un numero ideale di pezzi da annoverare nella collezione, ma piuttosto deve esserci una forte coesione interna, tale da tenere legato ogni oggetto all’altro; la collezione deve essere un tutto inscindibile, una sorta di monoblocco, dove appunto il pezzo difficile da trovare è quello che dà valore al tutto e costituisce orgoglio e vanto.

Infine, le attività on/offline sono da considerarsi imprescindibili per alimentare la mania da collezionismo.

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