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A quando una “Erasmus card” come premio da catalogo?

Quest’anno il programma Erasmus ha compiuto trent’anni all’insegna di un’Europa che guarda ai giovani e alla loro integrazione. Un progetto che pensa alla loro formazione transculturale per rendere davvero possibili opportunità di lavoro significative al termine degli studi. Come sanno gli oltre 2 milioni di famiglie dell’Unione Europea che hanno mandato un figlio a studiare in una delle 4.000 istituzioni universitarie, in uno dei 31 paesi che aderiscono al progetto Erasmus, questo consente di passare fino
a 12 mesi nello stato scelto per seguire corsi universitari, sostenendo esami che hanno valore legale. Sono circa 60.000 gli studenti italiani impegnati all’estero quest’anno, mentre sono arrivati in Italia circa 20.000 studenti europei. Numeri in crescita costante. Dove si sistemano? Molti vanno a vivere in una famiglia che li ospita, dove si replica la routine di casa, ma con variante locale, pochissimi riescono a sistemarsi in appartamento da soli, altri ancora optano per la condivisione di piccoli locali, sognando “L’appartamento spagnolo”, il film che ha reso famoso questo scambio interculturale fonte di decisive esperienze formative. Gli studenti ricevono un compenso mensile non particolarmente allettante, che è necessario amministrare con oculatezza, se non proprio con parsimonia. Qui potrebbero entrare in gioco le catene europee della grande distribuzione. Una loyalty card “formato Erasmus” non è ancora stata pensata, ma sarebbe estremamente gradita alle famiglie che inviano un figlio all’estero e agli stessi ragazzi che, quasi sempre, si ritrovano all’estero per la prima volta da soli e alle prese con l’organizzazione degli studi, della casa e soprattutto di una vita in autonomia. Dove manca sempre qualcosa. Un programma loyalty pensato proprio per loro, con scale punti mirate e premi utili da redimere. Se lo scolapasta ottenibile con pochi punti è stato snobbato nel supermercato sotto casa, pensate a dove lo studente lo potrà trovare in Islanda, quando vorrà condividere la cucina italiana con gli amici. Il programma Erasmus dedica spazio anche allo sport; per i cataloghi a premio (ma anche per altre forme di promozione) ci sono dunque prospettive interessanti di inserire categorie di prodotti e servizi per soddisfare nuovi bisogni, pensati nell’ottica degli studenti. Una speciale loyalty card “paneuropea” potrebbe avere tessere da far usare alla famiglia rimasta in Italia e allo studente all’estero. Anche le insegne italiane, presenti solo a livello regionale, potrebbero avere una parte di rilievo. Non solo per le migliaia di studenti stranieri qui presenti, ma soprattutto per creare soluzioni che aiutino la diffusione dello scambio internazionale fin dalla fine delle scuole superiori e non solo all’università. Dopo aver fornito utili dotazioni strumentali alle scuole, adesso le insegne potrebbe pensare all’istituzione di contributi di mantenimento per incrementare il numero di studenti all’estero. Erasmus docet.

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