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La rappresentanza fiscale soluzione difficile da praticare

Sono frequenti i casi di aziende interessate a promuovere i propri prodotti e servizi anche in territori in cui non effettuano direttamente operazioni commerciali, come potrebbe essere il caso di un ipotetico Diablito, produttore di salsa piccante, commercializzata in vari paesi attraverso distributori locali plurimarca o mediante l’ecommerce istituzionale. Questo interesse trova spesso ostacoli quando la promozione si esplica mediante manifestazioni a premio, perché la rilevanza tributaria costituisce un ostacolo alla loro multinazionalità. Ai fini tributari, infatti, in molti paesi si rende necessario, per il promotore, avere una sede in loco e questo rappresenta indubbiamente un freno alla possibilità d’indire liberamente concorsi in paesi diversi dal proprio. In Italia, con il dpr 430/01 è stata introdotta un’innovazione che consente alle imprese straniere di svolgere iniziative premiali sul territorio: sulla base di questa disposizione, le imprese straniere, per poter svolgere manifestazioni a premio in Italia, devono avvalersi di un rappresentante fiscale. Questa novità, che ha il profumo di una soluzione, si è rivelata, secondo la mia esperienza, uno specchietto per le allodole, dato che la rappresentanza fiscale comporta oneri burocratici, responsabilità e costi tali da scoraggiare chiunque dall’intraprendere questa strada. Pur ritenendo che le intenzioni del legislatore fossero costruttive, nella pratica, questa soluzione, si è rivelata insidiosa e difficilmente praticabile ai fini delle manifestazioni a premio. La rappresentanza fiscale implica l’obbligo di rendere tutte le dichiarazioni annuali cui sono fiscalmente obbligate le società, anche se il promotore non compie alcuna attività fiscalmente rilevante in Italia al di fuori dell’organizzazione delle manifestazioni a premio e comporta enormi responsabilità per il rappresentante fiscale, che è responsabile in solido con il proprio rappresentato per tutte le operazioni rilevanti ai fini Iva e interlocutore certo a cui richiedere il pagamento di eventuali sanzioni. In diverse nazioni, soprattutto fra i paesi membri della Comunità Europea, alle imprese estere vengono offerte soluzioni semplici per l’assolvimento degli obblighi fiscali, facilitando così anche la possibilità di organizzare concorsi in loco. Un’interessante soluzione cui ispirarsi potrebbe essere il modello spagnolo, che consente alle imprese senza stabile organizzazione sul territorio di aprire una posizione fiscale mediante identificazione diretta, anche ai fini dell’organizzazione dei concorsi a premio, senza obbligo di dichiarazioni annuali in assenza di attività fiscalmente rilevanti. Inoltre, potrebbe essere utile l’individuazione di un tetto minimo del valore del premio per l’assoggettamento all’imposizione, come accade per esempio in Olanda, perché questo consentirebbe una più libera organizzazione di concorsi in presenza di premi di piccolo valore. Sarebbe sufficiente, quindi, almeno in una prima fase, un ampliamento dell’ambito di applicazione dell’identificazione diretta, che in Italia già consente al soggetto estero senza stabile organizzazione di assolvere agli adempimenti Iva, ma che a oggi non può essere utilizzata ai fini dell’organizzazione di manifestazioni a premio. 

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