NewsTante aziende non hanno ancora definito il passaggio alla comunicazione digitale

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Dopo il necessario passaggio al digital marketing sul fronte della comunicazione d’impresa, l’azienda si ritrova a essere editore digitale. Fino a un paio di anni fa la declinazione della comunicazione digitale era prettamente legata al web/ecommerce/advertising online/social. Oggi la direzione commerciale deve fare i conti con una nuova esigenza: mobile experience e non solo nella sua comunicazione verso il consumatore, ma anche verso tutti i suoi interlocutori intermedi e interni (dipendenti, forza vendita, retailer). Cosa è cambiato? Gli interlocutori usano tutti dispositivi mobile per visualizzare contenuti anche aziendali. Il personale in sede è ancora prettamente legato al desktop, ma molti ormai hanno la casella aziendale mail su smartphone e tablet. La forza vendita (la diretta e ancor più quella indiretta) ormai usa il tablet come visualizzatore di contenuti, per raccogliere informazioni e anche per raccogliere ordini. Ma l’azienda è pronta per pubblicare contenuti idonei e facilmente fruibili? Marchi come Remington, Mellin, Arval, Russell Hobbs, Sca Hygiene, Kerakoll, Decathlon, Flos, Lumina, Hotelplan e altri ancora hanno mostrato di essere pronti. Alcuni orientandosi verso app native collegate al proprio gestionale aziendale per avere sempre informazioni aggiornate in tempo reale, altri verso soluzioni di digital publishing puro (epup, ebook, app magazine interattive), hanno tutti portato cataloghi, schede tecniche, marketing vision e storie istituzionali a portata di touch: documenti interattivi multimediali nativi che attraverso user experience touch mettono a disposizione dei loro utenti il modo più efficace per raccontare le proprie storie. Sono tuttavia ancora tante le aziende, anche multinazionali, che non sono pronte. Non solo non hanno definito bene il loro ruolo di editore digitale (responsabili, contenuti e contenitori), ma non hanno ancora attribuito il corretto ruolo ai nuovi strumenti e alle nuove tecnologie. Il rappresentante, per esempio, può avere tutto il suo disco di vendita, ben strutturato dall’ufficio marketing, con le ultime novità sui prodotti, da utilizzare sul proprio tablet (ma anche su pc), spostandosi agilmente dalle schede prodotto (magari 3D o 360°) ai video in pianificazione o alla meccanica promozionale. E tutto questo agevola anche la fase d’invio al cliente: dem, mail con contenuti altamente innovativi e ottimizzati. I costi sono gli stessi dell’editoria tradizionale per quanto riguarda lo sviluppo, con un piccolo incremento legato alla programmazione (Ux) e alla pubblicazione dei contenuti. Ma si guadagna in efficacia nel delivery dei contenuti (si possono utilizzare anche gli store), in velocità di modifica dei contenuti, in controllo della comunicazione, in qualità dell’immagine trasfeita, in livello d’ingaggio o di fidelizzazione degli utenti (clienti e non). La storia delle rete “anziana” o ancor peggio dei clienti “anziani” o non digital non è più credibile. Volenti o nolenti, bisogna diventare editori digitali.

 

Gianni Santilio