Great Taste porta le pmi agroalimentari verso l’export

Un prodotto eccellente non basta: bisogna che qualcuno se ne accorga. È da questa premessa, familiare a chiunque si occupi di marketing, che si è tenuto ieri l’incontro “Great Taste in Italy: alimentare il business – tracciare nuovi percorsi”, ospitato da Unicredit nella torre di Piazza Gae Aulenti a Milano e dedicato alle piccole e medie imprese agroalimentari che guardano ai mercati esteri.

Il tema non è marginale. L’industria alimentare italiana conta circa 60.000 imprese e l’85% di quelle con dipendenti ha meno di dieci addetti: aziende con prodotti di qualità e budget di comunicazione ridotti. Per loro Great Taste, il programma di valutazione promosso dalla britannica Guild of Fine Food, funziona come un segnale di qualità indipendente. I prodotti vengono assaggiati alla cieca, senza confezione né marchio, e giudicati ciascuno per i propri meriti. Nel 2026 oltre 800 giudici, tra chef, buyer, retailer e critici, hanno valutato più di 15.000 prodotti; solo il 2% ha ottenuto le tre stelle.

Il valore commerciale del bollino sta nella sua riconoscibilità. Secondo una ricerca YouGov per Guild of Fine Food, nel Regno Unito il 58% degli adulti riconosce il logo Great Taste; tra questi, il 73% lo considera una raccomandazione affidabile, il 74% dice che rende un prodotto più invitante e il 54% lo usa per scoprire nuovi prodotti. Numeri che fanno del riconoscimento uno strumento di comunicazione a tutti gli effetti, sullo scaffale e nelle trattative con la distribuzione.

L’Italia, che dal 2025 è l’unica sede di valutazione fuori dal Regno Unito, ha ottenuto quest’anno un risultato significativo: pesa il 2,3% dei prodotti in gara ma conquista il 6,5% delle tre stelle assegnate nel mondo, 20 su 306.

All’incontro sono intervenuti Luca Caldera e Alessandro Tosi di Unicredit, Letizia Ferrari, project leader di Great Taste in Italy, Graciela Alejandra Meyer di Agenzia Ice e Riccardo Caravita di Fiere di Parma.

“Promuovere l’eccellenza italiana significa – sottolinea Marco Bortoletti, regional manager Lombardia di Unicredit – creare le condizioni perché qualità, competenze e tradizione possano crescere sui mercati internazionali. È questa la visione che unisce UniCredit e Great Taste in Italy e che ci ha portato a ospitare questo evento: creare un momento di confronto sul futuro di un settore che rappresenta circa il 15% del PIL nazionale. In Lombardia, prima regione agricola del Paese, abbiamo scelto di rafforzare ulteriormente questo impegno attraverso una struttura interamente dedicata all’AgriBusiness, per accompagnare le imprese agroalimentari nei loro percorsi di crescita, innovazione e internazionalizzazione, trasformando il valore del Made in Italy in opportunità concrete di sviluppo e competitività”.

Caravita ha invece messo in guardia dal considerare acquisito il successo del made in Italy: il futuro, ha detto, dipenderà sempre più dalla capacità di vendere e distribuire, non solo di produrre bene.

A raccontare l’esperienza dal lato delle imprese sono stati Chiara Rizza di Oleaviva, Alessandro La Malfa del Gruppo Lactalis e Gina Imperatrice di Apicoltura Marangon, la cui storia è la più eloquente: il Miele di Barena, prodotto nelle zone salmastre della laguna veneta, ha ottenuto le tre stelle e, alla cerimonia dei Golden Forks di Londra, il Golden Fork from Italy come miglior prodotto italiano e il People’s Choice.

Le iscrizioni a Great Taste 2027 apriranno l’1 dicembre 2026.

Alessandro Leopardi