La sostenibilità è (anche) questione di etichetta

Redazione20/03/2020

L’ultima edizione dell’Osservatorio Immagino evidenzia che i pack dei prodotti del largo consumo riportano sempre più spesso claim e indicazioni green

“Ricliclabile”, “cruelty free”, “bio”, “Km0”: a leggere le etichette dei prodotti (alimentari e non) che gli italiani mettono nel carrello della spesa sembrerebbe che i nostri connazionali siano sempre più attenti al tema della sostenibilità. A dirlo è la sesta edizione dell’Osservatorio Immagino, l’indagine semestrale elaborata da Gs1 Italy nel semestre gennaio-giugno 2019, da cui risulta che il valore dei prodotti che riportano indicazioni eco friendly nell’etichetta o sulla confezione è cresciuto del + 3,4% rispetto allo stesso semestre del 2018.
La ricerca incrocia l’analisi delle indicazioni presenti sulle etichette di 106.000 prodotti (nei comparti drogheria alimentare, bevande, freschi, freddi, ortofrutta, cura della persona e della casa, petcare) con le rilevazioni Nielsen sul venduto per individuare i fenomeni emergenti nel largo consumo. I trend rilevati a fine giugno 2019 sono italianità, free from, rich-in, intolleranze; lifestyle, loghi e certificazioni; ingredienti benèfici, texture, cura della persona e casa green. La novità della sesta edizione è rappresentata però da un dossier sulla sostenibilità, elaborato a partire dall’analisi di un paniere green, composto da 19.182 prodotti venduti nei canali ipermercato e supermercato, che ha generato un giro d’affari pari quasi a 7 miliardi di euro. Il dossier mette a fuoco 4 categorie della sostenibilità cui le aziende fanno riferimento nelle etichette e nei claim presenti sui prodotti. La prima nonché principale per percentuale di sell out è “Management sostenibile delle risorse” (8%), cresciuta del 3,9% rispetto al 2018 e nella quale predominano richiami e certificazioni come “Sostenibilità” (3,8% di vendite in valore), “Sustainable cleaning” (2,9%), “Riduzione impatto ambientale” (0,8%); e ancora “Con materiale riciclato” (0,5%), “Senza fosfati, biodegradabile, vegetale” (0,5%); e per finire “Riduzione sprechi” (0,4%), “Riduzione emissioni Co2” (0,3%), “Ecolabel” (0,1%) e “Meno plastica” (0,1%). Al secondo posto è “Agricoltura e allevamenti sostenibili” (6,3%), che è l’area che registra anche il maggiore trend di crescita (+ 5,7% di sell out dal 2018). Sulle confezioni dei prodotti spiccano, in questo caso, i claim “Biologico/Eu Organic” (3,1% vendite in valore), quelli relativi alla filiera e tracciabilità (1,7%) – sia essa corta, certificata o garantita – “Senza Ogm” (1,6%) e, riferendosi ai soli prodotti per la cura della persona, “Biologico” (1,4%); vi sono poi meno frequenti le indicazioni “100% ingredienti naturali” (0,6%) e “Senza antibiotici” (0,2%).
La terza categoria, “Responsabilità sociale” (6% e in crescita dell’1,4%), riguarda l’impegno delle aziende nel garantire condizioni lavorative sostenibili e la salvaguardia delle foreste. Comprende i claim: “Fsc” (5,6% di vendite in valore) – certificazione del Forest Stewardship Council –, “Utz” (0,3%) – certificazione Universal Trade Zone – e “Fairtrade” (0,1%).
All’ultimo posto della classifica, ma in crescita del 2,3%, si colloca l’area tematica del “Rispetto degli animali” (1,2%), con i claim “Friend of the sea” (1,1% vendite in valore) e “Cruelty free” (0,2%), che riguardano le attività dei brand che non effettuano test sugli animali e rispettano i protocolli per una pesca sostenibile.

LE INFORMAZIONI SUL RICICLO DEL PACK

Anche se la raccolta differenziata è diventata una consuetudine per i cittadini, non sempre le aziende e i brand comunicano la riciclabilità o meno dei materiali usati per il packaging (e le eventuali istruzioni per il corretto smaltimento): solo il 25,4% dei 106.000 prodotti confezionati analizzati dall’Osservatorio Immagino, infatti, specifica in etichetta o sulla confezione se e come riciclare il pack. Le categorie merceologiche in cui viene comunicata maggiormente la riciclabilità sono l’ortofrutta (43,7%), il freddo (41,5%) e la drogheria alimentare (31,8%). Risulta invece bassa (tra il 15% e l’11%) la percentuale dei prodotti che indicano la possibilità di riciclo nell’area delle bevande (principalmente in vetro), petcare e cura della persona e della casa.

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