Come si conquista un ragazzo di 11 anni? Per un numero crescente di aziende questa domanda è diventata una priorità vera. I tween, la fascia 10-13 anni, sono oggi un target strategico per i grandi marchi, e capire i loro interessi, il loro linguaggio, le loro aspettative è ormai parte integrante di qualsiasi strategia di loyalty. Il termine tween viene dall’inglese between, in mezzo: descrive la generazione che sta a metà, troppo grande per essere trattata da bambino, troppo giovane per essere considerata adolescente. È un pubblico esigente, con un fortissimo senso di appartenenza al proprio gruppo, che parla attraverso codici e simboli spesso incomprensibili per noi adulti.
I nativi digitali si muovono in un mondo phygital
I dati parlano chiaro. Secondo il Censis, nella generazione Alpha il primo smartphone arriva sempre prima: il 46,4% dei genitori lo consegna prima dei 10 anni. Tra i 10 e i 13 anni la penetrazione è praticamente totale e lo smartphone è ormai lo strumento principale per intrattenersi, studiare, restare in contatto con gli amici. Questo ha cambiato radicalmente anche il rapporto dei tween con i brand. Non c’è più una distinzione netta tra reale e digitale: è tutto un unico ecosistema phygital, dove si passa da YouTube a TikTok, da Roblox alla chat di gruppo, comunicando per lo più con immagini, meme, video brevissimi. La fascia 10-13 anni è cresciutacol touch screen che ha condizionato il suo atteggiamento verso i processi lenti o macchinosi, di fatto scartati. Se iscriversi a un programma fedeltà richiede troppi passaggi, semplicemente abbandonano. L’esperienza deve essere immediata, intuitiva, veloce.
I teen hanno un filtro “anti-cringe”
Con questo pubblico il primo giudizio è quasi sempre estetico. Basta un dettaglio fuori posto per scatenare l’effetto “cringe”: se un brand sembra sforzarsi troppo per apparire giovane, viene bollato come finto e a quel punto è difficile recuperare. Al contrario i tween premiano chi è autentico e mostrano una sensibilità sempre più marcata verso sostenibilità, inclusione, coerenza. Sono anche molto attenti alle contraddizioni: se un’azienda dice di agire virtuosamente, ma nei fatti si comporta in modo diverso, non hanno remore a denunciarla pubblicamente sui social. Vogliono sentirsi rispettati dai brand. E la credibilità per loro è un elemento molto importante.
Oltre i premi materiali: la Gen Alpha cerca gamification e accesso esclusivo
A questa età il giudizio dei coetanei conta più di qualunque campagna di advertising. Molte campagne promozionali funzionano proprio facendo leva sulla “fomo”, la paura di restare esclusi: se un programma offre qualcosa di esclusivo come una spilla, uno zaino, una felpa, un badge digitale da mostrare online, quell’oggetto diventa immediatamente uno status symbol, e si diffonde tra pari in modo del tutto organico. Per conquistare questo pubblico serve costruire esperienze, non semplici promozioni. La gamification è lo strumento più efficace: dinamiche partecipative come votare il design di un prodotto, sfide, classifiche, missioni da completare, ricompense digitali immediate come skin, filtri esclusivi o accessi anticipati. Il report “Gen Alpha Unfiltered” di Gwi (2025) conferma questa tendenza: i giovani consumatori danno un valore enorme al coinvolgimento diretto. Le iniziative che permettono di convertire i punti accumulati in donazioni o cause sociali, per esempio, registrano tassi di partecipazione decisamente più alti rispetto ai classici premi materiali.
Due casi da manuale sono rappresentati da Nike e Lego
Nike ha scelto di entrare nel mondo dei tween attraverso Nikeland, il suo spazio su Roblox, dove i ragazzi personalizzano gli avatar con prodotti Nike, giocano a minigiochi sportivi e si ritrovano con gli amici. Il risultato? Nike entra a far parte della loro identità digitale molto prima che abbiano i soldi per comprarsi un paio di Air Jordan.

Lego ha fatto un percorso simile, trasformando un prodotto storicamente fisico in un ecosistema digitale. Con Lego Life, il social network pensato per gli under 13, e le collaborazioni con Fortnite, invita i ragazzi a condividere le proprie costruzioni e a partecipare a sfide creative. Valorizzando la loro creatività, Lego costruisce un legame emotivo che dura ben oltre l’età dei mattoncini.

Il fattore genitori è il gatekeeper che non si può ignorare
C’è un aspetto che molte aziende sottovalutano ancora, ovvero il ruolo dei genitori. Di fatto chi decide davvero cosa comprare sono loro. Il ragazzo è il destinatario della promozione, ma il portafoglio resta in mano agli adulti. Le strategie che funzionano meglio sono quelle che parlano a genitori e figli contemporaneamente: ai figli toccando le corde del divertimento, dell’identità ed espressione personale, del senso di appartenenza; ai genitori parlando di sicurezza, ambienti controllati, trasparenza sui dati, valore educativo. Progetti che uniscono intrattenimento e apprendimento come laboratori creativi, sfide legate alla sostenibilità o alle competenze digitali, vengono percepiti come stimolanti dai ragazzi e come un’occasione di crescita dai genitori. Un doppio consenso che rafforza la credibilità del brand agli occhi di tutta la famiglia.
I teen si conquistano con personalizzazione e challenge creative
I ragazzi possono personalizzare il proprio profilo attraverso una app, accumulare progressi, sbloccare badge, partecipare a missioni e interagire con altri utenti in ambienti sicuri e moderati. In questi contesti il vero valore è nella sensazione di crescere, di appartenere a qualcosa, di partecipare attivamente. Anche le challenge creative funzionano bene: concorsi che chiedono ai ragazzi di realizzare contenuti, proporre idee, partecipare a workshop, premiando i migliori con esperienze o occasioni di visibilità. In questo modo la promozione smette di essere solo promozione e diventa un’occasione di espressione personale, che rafforza il legame con il marchio. Conquistare i preadolescenti oggi, dunque, significa capire un pubblico che cambia in fretta, vive sospeso tra fisico e digitale, e dà un peso enorme a relazioni, autenticità e partecipazione. Le aziende che riusciranno a costruire esperienze coerenti, inclusive e rispettose non si limiteranno a catturare la loro attenzione: costruiranno un rapporto destinato a durare.
La fidelizzazione non è mai un punto di arrivo
I tween sono nel pieno della costruzione della propria identità, e i loro gusti cambiano a una velocità sorprendente. L’ultima edizione dell’Osservatorio Giovani di Tips Ricerche lo conferma: modelli di riferimento, stili, linguaggi si evolvono rapidamente, e un marchio può diventare centrale nel giro di poche settimane e perdere attrattiva altrettanto in fretta, se smette di innovare. A questa età la fidelizzazione è un lavoro continuo. Non nasce da un vantaggio economico, ma da esperienze positive che si ripetono nel tempo, dalla familiarità e dalla fiducia. Un brand viene scelto dal target 10-13 anni quando riesce a diventare qualcosa di diverso, come un compagno di viaggio credibile, coerente, affidabile, capace di stare nel gioco senza mai perdere di vista la quotidianità.

