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I consumatori in lockdown chiedono ai brand maggiore vicinanza

A febbraio GfK ha attivato un tracking settimanale (basandosi su interviste Cawi su un campione rappresentativo di italiani 16-65 anni) per misurare gli effetti del Coronavirus sugli stili di vita, le abitudini e le strategie di consumo degli italiani.

I risultati riferiti al 20 marzo del lockdown mettono in evidenza parallelamente a una crescita del livello di preoccupazione, una concentrazione dei consumi sui beni essenziali.

Gli italiani mettono nel carrello soprattutto prodotti di prima necessità (pane, latte, farina, zucchero…), prodotti per l’igiene personale, disinfettanti, acqua e surgelati; tra le categorie che resistono ci sono i libri, che tornano ad essere un bene “necessario” per un numero crescente di persone.

L’importo medio della spesa cresce del +26% e si fanno acquisti più attenti, per evitare di dover tornare più volte in negozio. Inoltre, si  annullano le differenze tra giorni infrasettimanali e sabato (solitamente il più importante per la spesa) e cresce ancora la penetrazione del canale online (+16%).

Resta da vedere, come evidenzia il rapporto di Gfk, come evolverà il rapporto dei consumatori in lockdown con i brand: rispetto alla settimana scorsa, GfK registra un giudizio maggiormente positivo sulla distribuzione, mentre le aziende e i marchi sono sempre visti come poco attivi, poco vicini.

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