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Nomadismo e cherry picker rappresentano falsi problemi

I cherry picker sono, nella descrizione corrente, degli umani di età e stato civile multivariato, di condizione economica non troppo prospera, insaziabili lettori di volantini cartacei, mai paghi di confronti anche online per approfittare di sconti e offerte speciali, perlustratori capaci di macinare chilometri e chilometri per trovare il punto di vendita più a buon mercato o anche solo una referenza super scontata. Questa fauna di “raccoglitori di ciliegie” si aggira per tutta Italia, isole comprese, e pare provochi gravi dissesti ai bilanci della gdo. Ma esistono per davvero i cherry picker? Credo si tratti di un grosso abbaglio come per lo Yeti.

Comportamento opportunistico, curiosità, multicanalità hanno solo dato più possibilità a un purchaser oggi libero di fare scelte, dopo aver subìto a lungo costrizioni e limitazioni (fedele “coatto” al punto di vendita e abitudinario nelle scelte di marca e categorie di prodotti per mancanza di vere alternative).

L’opportunismo è un comportamento volutamente indotto dalla distribuzione, viene messa un’esca promozionale per attrarre più acquirenti. È un’occasione temporaneamente disponibile, cogliere l’attimo è l’urgenza che viene fatta sentire. Nessuna statistica ha mai provato che una persona entra in un punto di vendita per acquistare solo promozioni. In un tempo ragionevole, c’è un carrello da riempire in cui si possono accumulare prodotti in offerta, ma non tutto quel che si sceglie è super risparmioso. Curiosità e multicanalità hanno incrementato la voglia di sperimentare. Si cercano online e si confrontano le proposte e si chiude l’acquisto in negozio, ma si fa anche il processo inverso. Se anche, qualche volta, l’acquirente coglie la ciliegina, incantato dalle sirene del materiale pop, lo fa nel contesto di un carrello che contiene altre referenze a prezzo pieno.
Un altro aspetto da smentire è il nomadismo, anzi una sorta di pellegrinaggio al tempio degli sconti. Ore passate a zizzagare fra superette, superstore, hard discount, negozi di vicinato, mercato rionale e quanto altro la distribuzione si è inventata. In Italia, su 7.954 Comuni, quelli sopra i 500.000 abitanti sono solo 6, con un’alta densità di offerta, anche molto varia per tipologia di punto di vendita, che chiunque trova a pochi metri da casa. Fra i 499.999 e i 20.000 abitanti vi sono 518 Comuni. L’offerta decresce progressivamente, ma resta varia. Tutti gli altri Comuni (oltre 7.000) ospitano da 19.999 a meno di 500 abitanti: questo significa che la distribuzione moderna non ha una presenza capillare e le alternative per andare a cogliere ciliegine sono veramente limitate, se non nulle.

Invece di continuare a usare un termine inappropriato, cherry picker, cui vengono attribuiti comportamenti che non hanno riscontro nella realtà (come la caccia esasperata allo sconto e la compulsiva ricerca del punto di vendita più conveniente), non sarebbe meglio chiamarli acquirenti giudiziosi?

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