Effetto Hormuz, l’elefante nel supermercato

Siro Descrovi18/05/2026

Spesso sottovalutiamo l’importance di snodi geografici cruciali come lo stretto di Hormuz, che sostiene i mercati mondiali. La sua chiusura a marzo 2026 ha causato uno shock globale, mettendo a rischio la filiera alimentare e creando difficoltà per consumatori e retailer ovunque. La portata dell’impatto parte, ma non si limita, al petrolio e al gas naturale liquefatto (Ing), estendendosi anche ai derivati e agli innumerevoli intrecci di cui noi vediamo solo il risultato finale a scaffale. Fertilizzanti, CO2 e altre materie prime mettono a rischio alcune categorie e quando non lo fanno impattano sui costi della catena produttiva. Il rischio di una re-ccelerazione dell’ inflazione è tangibile, e dove non lo è, il rischio speculativo è altrettanto alto: le previsioni di istituti internazionali hanno rivisto al rialzo le aspettative inflattive e al ribasso quelle di crescita, con la FdfF nel Regno Unito esporsi a un possibile +9% entro la fine del 2026. In un quadro come questo, la resilienza dei consumatori mostra segni di tenuta, pur restando estremamente fragile (Circana, report Francia), specie nelle aree più vicine al conflitto (come gli Emirati Arabi), dove si osserva un’accelerazione di comportamenti “Covid-like” – più ecommerce, problemi di stoccaggio di categorie – e una crescente attenzione al risparmio (interviste Dunnhumby).

Non tutti i consumatori però sono esposti allo stesso modo. Le famiglie a basso reddito lo saranno di più per due motivi: alto peso delle bollette energetiche sul budget familiare (5pp di differenza tra primo ultimo quintile, Oecd) e tendenza dei governi a ridurre la spesa sociale per investire maggiormente nel militare (Fmi). In tempi difficili, la proverbiale “coperta corta” rischia di lasciare al freddo chi già fatica a far quadrare i conti.

E i retailer? Con il rischio di diventare nuovamente la faccia su cui l’opinione pubblica e i governi indirizzeranno la loro attenzione (e frustrazione) essi hanno il difficile compito di bilanciare da un lato la protezione dei consumatori, dall’altro la gestione sana del conto economico. E quindi eccoci riaprire la “Guida shock esterni per retailer”: essere vicino al cliente in un momento di stress, negoziazioni con oggetto aumento listini, gestione delle scorte – soprattutto in eventi chiave come il Natale, e poi il classico efficienze efficienze efficienze (che prende il posto del famoso location location location).

I famosi dati cliente possono aiutare qui: la sostituibilità per capire come coprire un bisogno se le scorte calano e a riprogrammare lo scaffale per essere più snelli, la sensibilità al prezzo per discriminare tra prodotti da proteggere o meno dall’inflazione, le segmentazioni e il crm per capire in maniera predittiva chi sarà più in difficoltà e come aiutarlo a risparmiare. Il Covid e l’inflazione legata alla guerra in Ucraina ci hanno insegnato che, quando riusciamo a identificare prodotti e momenti critici per i consumatori e a fare scelte che salvaguardino i loro interessi, i benefici alle quote di mercato e alla fedeltà possono durare anche dopo il periodo di stress.

Siro Descrovi