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Coronavirus, una ricerca di Una svela l’impatto sulla comunicazione

Emanuele Nenna, presidente di Una

Una – Aziende della Comunicazione Unite – ha condotto una ricerca sull’impatto del coronavirus sul mondo della comunicazione. Il sondaggio è stato condotto dal Centro Studi Una tra gli associati e ha visto anche la pronta collaborazione di Assorel. Tra i rispondenti, i rappresentanti di tutte le anime di Una, in particolare realtà operanti in ambito pubblicitario, pre comunicazione integrata, eventi, branding e digital.

La maggioranza dei rispondenti (88%) concorda sul fatto che questa emergenza sanitaria avrà un impatto sull’andamento del mercato della comunicazione anche se più di un’agenzia su due (64%) non è ancora in grado di stimarlo. Diversamente il 7% del campione prevede una flessione intorno al 5% del fatturato mentre il 12% estende questa proiezione alla doppia cifra del 10%. A non prevedere ricadute in negativo sul business il 12% del panel.

Sul fronte delle misure attivate per tutelare i dipendenti e l’interesse civico, lo smartworking (75%) ha decisamente prevalso, il 53% ha sospeso le trasferte di lavoro mentre il 41% ha cancellato i meeting di persona optando per alternative tecnologiche come video-conferenze, messaggistica istantanea ecc. Dato estremamente rilevante è che solo il 6% ha chiuso sedi operative.

“I dati – ha affermato Marianna Ghirlanda, responsabile Centro Studi Una – dimostrano una situazione prevedibile. Di fronte a qualsiasi emergenza il mercato inizialmente si contrae. Questo evidenzia la necessità di trovare misure alternative per far fronte al momento congiunturale. È proprio in momenti come questi che i brand devono dimostrare maggiore vicinanza agli utenti e la comunicazione rimane una leva fondamentale per mantenere vivo il rapporto tra marchio o prodotto e consumatore. È interessante osservare come la stragrande maggioranza delle agenzie abbia messo in atto politiche di smartworking a tutela dei dipendenti e del paese intero, segno di maturità e responsabilità civica”.

Tra i dati più rilevanti c’è quello relativo alla cancellazione e posticipazione degli eventi (66%). Questo traspare nell’ambito delle campagne pubblicitarie – dove la riprogrammazione (50%) supera di gran lunga la cancellazione (12%) – o negli eventi (57%) e produzioni (31%).

Prosegue : “All’interno delle agenzie – ha dichiarato Emanuele Nenna, presidente di Una – continueremo a lavorare sulla prevenzione e da comunicatori esperti quali siamo dobbiamo contribuire a una corretta narrazione dell’emergenza. Credo che leggere correttamente le informazioni a disposizione e trasmettere messaggi di fiducia, a partire dalla nostra sfera diretta di influenza, possa aiutare. Parlare di rallentamento e non di stop, di posticipo e non di cancellazione, di nuove opportunità che possono nascere dalle difficoltà, e lavorare insieme ai brand per definire fin d’ora strategie di rilancio è il modo migliore in cui la nostra industry può rendersi utile, in un momento così complicato”.

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