Con Barbie, anche i concorsi diventano “pink”

Redazione13/10/2023
Photo credits: Mattel

Quando ero bambina, uno dei miei più grandi desideri era quello di possedere un giocattolo ben preciso ma non c’era modo di convincere mia mamma a comprarmelo. A ogni Natale e a ogni compleanno, la mia richiesta era sempre la stessa: vorrei una Barbie! E cosa ricevevo? Ogni volta un bambolotto bebè come la“Patatina” e il “CiccioBello”… sicuramente bambole meravigliose che hanno fatto la storia dell’industria del giocattolo italiano, ma io volevo solo la Barbie.

Molto probabilmente quel suo fisico dirompente, quel modello adulto e trasgressivo, quello sconfinato guardaroba che costava un occhio della testa, erano alla base dell’avversione di mia mamma e chissà di quante altre mamme. Ma lei, Barbie, è stata più forte dei pregiudizi e, a dispetto di tutte le critiche di cui è stata oggetto, si è imposta nel mercato diventando uno dei brand più longevi della storia. D’altra parte è difficile pensare che potesse andare diversamente alla luce della sua naturale propensione al trasformismo che l’ha vista adattarsi, con il trascorrere degli anni, ai valori sociali in evoluzione e alle tendenze. Un trasformismo che l’ha vista passare dal modello a cui ispirarsi per essere una ragazza perfetta al modello che sostiene il potere dell’autodeterminazione, come quando ha lanciato la campagna #puoiesseretuttociòchedesideri, e ancora alla bambola che si identifica con le tante “Barbie imperfette”.

Barbie è un esempio mirabolante di marketing, quello che va dalla soddisfazione dei bisogni all’instillazione dei sogni adattandosi ai tempi e alle risposte del mercato e, di certo, il marketing con cui Mattel ha sostenuto la sua iconica bambola ha da insegnare alla luce dei risultati rappresentati non solo dalla creazione di centinaia di Barbie diverse con infiniti travestimenti, ma anche da più di 50 produzioni tv e cinematografiche oltre a libri e dischi e un infinito merchandising.

Ogni evento che riguarda Barbie è un successo, un fenomeno travolgente come quello a cui abbiamo assistito quest’estate con l’ultimo film che la vede protagonista, il primo in cui Barbie e il suo entourage vengono interpretati da persone vere, in una storia che non nasconde le contraddizioni dell’icona ma è capace di rappresentarle con ironia, spirito critico e leggerezza pur senza nascondere una delicata critica sociale e un femminismo sotteso.

Mattel, nell’occasione, si presta opportunisticamente alla rappresentazione anche un po’ beffarda di sé stessa perché il film rappresenta un’enorme operazione di marketing che ha dato tutti i frutti attesi, ottenendo in primis un rilancio dell’immagine dell’azienda e in contemporanea un immediato e significativo aumento del valore delle sue azioni.

In vista dell’arrivo del film si è scatenata anche la “febbre dei concorsi” che ha fatto fioccare in quasi ogni parte del pianeta premi a tema Barbie: dai gelati californiani pinkberry personalizzati agli auricolari pink e joystick rosa per le Xbox, dai biglietti per il cinema alle magliette stampate con il film e viaggi con destinazione Malibù e persino soggiorni nella celebre Malibù Dreamhouse: la villa rosa che ha ispirato le scene del film ed è approdata da poco su Airbnb che, per l’occasione, ha lanciato un concorso per vincere un soggiorno a prezzo speciale nel magico mondo di Barbie.

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