Brera sempre più Grande (grazie al partenariato)

Forse nemmeno Franco Russoli, l’ideatore del progetto della Grande Brera negli anni ‘70, né Fernanda Wittgens, prima donna direttrice della Pinacoteca di Brera e innovatrice nella gestione museale, avrebbero potuto immaginare una svolta così positiva e carica di un fruttuoso avvenire per il polo museale che ricomprende, oltre alla Pinacoteca, la Biblioteca Braidense e Palazzo Citterio, riportato recentemente al suo originario splendore insieme alla corte di accesso e al giardino.

Il futuro della Grande Brera si basa su un nuovo modello di governance pubblico-privato reso possibile dal dispositivo di partenariato previsto dall’art 134 del Codice dei Contratti Pubblici. Una soluzione che consente un’adeguata autonomia gestionale, in cui possono confluire le competenze e le esperienze specifiche dei soggetti privati per dare vita a progetti che, con una responsabilità condivisa, possano generare effettivo valore culturale, civico e economico.

Fautore del nuovo assetto che la Grande Brera sta assumendo è il direttore Angelo Crespi che dichiara: “Negli ultimi decenni la visione del patrimonio culturale ha subito un cambiamento radicale. Si tratta di una risorsa da amministrare con visione strategica, consapevole, programmata e orientata al futuro. In tal senso avviene il passaggio da una logica conservativa a una generativa in cui la collaborazione con il privato assume un ruolo-chiave. Strumenti quali il partenariato speciale rappresentano un cambio di passo significativo poiché consentono un solido bilanciamento fra sostenibilità economica, interesse collettivo e tutela dell’identità culturale”.

In concreto cosa sarà possibile fare?

Si inizia con la valorizzazione degli spazi della Pinacoteca di Brera e di Palazzo Citterio in linea con l’identità storico-artistica e l’indirizzo strategico della Grande Brera. Le aree come Bar Fernanda, all’interno della Pinacoteca di Brera, il Citterio Garden, nel complesso di Palazzo Citterio che ospiterà uno spazio multifunzionale di accoglienza un bistrot, e il Grande Brera Design Store.

Il partenariato riguarda la progettazione, l’allestimento, l’organizzazione e la gestione di questi punti focali che sia aprono alla città con un cartellone di eventi di grande rilievo culturale, capaci di coinvolgere visitatori di tutte le età e interessi.

I modelli di riferimento all’estero sono numerosi dal MoMa di New York, che ha portato l’arte e il design alla fruizione di un pubblico vastissimo e il cui store on/offline è ancora esemplare, ai musei più grandi e frequentati come il Victoria and Albert di Londra, il Louvre a Parigi, il Vitra nelle sedi in Germania e in Svizzera. Si tratta di grandi istituzioni che hanno potuto sviluppare modelli di business che finora in Italia non erano possibili.

Il partenariato, di cui la Grande Brera fa da pionieristico apripista per altri musei pubblici nazionali, consentirà oltre che migliori e inusitate esperienze di visita e di apprendimento, di realizzare tutta una serie di iniziative volte a rendere la visita un momento memorabile che può essere rivissuto attraverso la creazione di collezioni di prodotti ad hoc. Anche accoglienza e ristorazione fanno parte dell’identità del museo e possono ispirarsi alle tantissime opere esposte.

Ora spetta a operatori privati qualificati farsi avanti e cogliere questa opportunità che spazia dalla ristorazione alla creazione di collezioni ispirate al museo alla gestione della boutique, il design store.

Si tratta di un effettivo punto si svolta per una istituzione culturale pubblica che fa appello ai grandi brand milanesi e non solo. Un progetto di connubio fra alta cultura e moda, fra arti visive, design e arredo, ma anche la tradizione gastronomica è chiamata a misurarsi con la storia di Brera.

Il profilo che si immagina per queste nuove attività è decisamente alto poiché il risultato deve essere di eccellenza. Quindi non produzione di souvenir, ma oggetti e collezioni che al valore intrinseco aggiungano la matrice culturale che identifica Brera. Il tutto inquadrato in una prospettiva di accessibilità e di condivisibilità con i più diversi pubblici che animeranno la Grande Brera.

Aspetto decisamente importante, il partenariato consentirà a Brera di avere entrate aggiuntive generate da queste attività e dal loro sviluppo (per esempio le royalty per le immagini concesse in licenza che verranno riprodotte su collezioni). Per una istituzione di vaste proporzioni come Brera il nuovo modello imprenditoriale consentirà di sostenere progetti culturali, programmi di restauro, percorsi di visita, mostre di grande impatto. Si chiude il cerchio immaginato oltre 50 anni fa e inizia un percorso imprenditoriale virtuoso.

(nella foto, al centro il direttore della Pinacoteca Angelo Crespi, tra Christine Macel e Marco d’Isanto)

Andrea Demodena

Dopo la frequenza di Economia e commercio in Cattolica, si iscrive a Lettere Moderne, presso l’Università Statale di Milano, laureandosi a pieni voti con una tesi in storia dell’arte contemporanea. Come giornalista ha collaborato con Juliet, Art Show, Tecniche Nuove, Condé Nast, Il Secolo XIX, Il Sole 24Ore. Dal 2000 si occupa di marketing e promozioni. Dal 2014 è direttore di Promotion.