Consumatori, pubblici esercenti e gdo sono più attenti al tema dello spreco alimentare

Redazione27/09/2023
In occasione della “Giornata internazionale della consapevolezza sugli sprechi e le perdite alimentari” indetta dalle Nazioni Unite e in programma il 29 settembre, Too Good To Go ha presentato l’“Osservatorio sullo Spreco Alimentare” (consultabile per intero a questo link).
Il report, realizzato in collaborazione con l’Università di Torino, l’Università degli Studi Roma Tre e Bain & Company Italia analizza i comportamenti e la consapevolezza in tema di spreco ed eccedenze alimentari di consumatori, pubblici esercizi e gdo.
Secondo quanto emerge dall’Osservatorio il 95% degli utenti dell’app di Too Good To Go svolge azioni antispreco quotidiane, ed è  attento alla data di scadenza dei prodotti (90%) e consumo di prodotti anche dopo il termine minimo di conservazione, a patto che siano ancora buoni e non deteriorati (83%).
A una minore quantità di cibo sprecato corrisponde un minore dispendio di denaro: per il 57% degli intervistati il proprio spreco alimentare equivale ad un costo di meno di 5 euro, mentre per il 40% si aggira tra i 5 e i 25 euro.
La strategia principale adottata per prevenire lo spreco di cibo e prolungare la conservazione degli alimenti è l’utilizzo del freezer (90%), ma anche la lista della spesa svolge un ruolo fondamentale per evitare un surplus nell’acquisto di alimenti: infatti, per l’88% la pianificazione della spesa passa attraverso il controllo del frigorifero prima degli acquisti, mentre l’85% che afferma di scrivere anche una lista dettagliata.
Nell’analisi dei pubblici esercizi emerge che circa la metà dei ristoranti, bar e locali intervistati – partner di Too Good To Go – si mostra consapevole degli impatti ambientali, sociali ed economici correlati al fenomeno dello spreco alimentare, con particolare preoccupazione soprattutto verso l’aspetto economico.
La grande maggioranza dei rispondenti (80%) afferma di impegnarsi nella riduzione degli sprechi, ma solo il 14% dichiara di avere implementato un sistema di misurazione di questi ultimi.
Il 31% dei pubblici esercizi intervistati dichiara di sprecare una quantità di cibo equivalente a oltre 400 euro al mese, seguito da un altro 18,5% che riporta una perdita economica tra i 200 e i 400 euro mensili.

 

L’Osservatorio ha anche preso in considerazione la visione di manager italiani della grande distribuzione, provando a identificare le fasi e i fattori che concorrono allo spreco alimentare. Secondo le testimonianze raccolte da Bain, lo spreco nella gdo è da attribuire principalmente a due cause: la scadenza dei prodotti ed il packaging difettoso.

La maggior parte delle aziende non dispone ancora di un sistema strutturato e verificato di rendicontazione di tale spreco, data la mancanza a livello di settore di linee guida standard, sia come target che come modalità di “calcolo”.
Le aziende cercano di sopperire a tale gap creando funzioni ad hoc con responsabilità di monitoraggio e ottimizzazione dello spreco lungo la filiera produttiva e commerciale. Si registra infatti un impegno “spontaneo” in tutte le aziende intervistate per concretizzare le azioni contro lo spreco alimentare: donazioni ad enti sociali, scontistica su prodotti vicino alla scadenza, implementazione di software per previsione vendite, rotazione della merce rispetto agli stock in magazzino e promozione di una cultura attenta a ridurre gli sprechi in cucina e al ristorante.

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