Se decide l’agente artificiale che fine fa la loyalty?

Marilde Motta10/06/2026

Con l’agentic commerce si apre un nuovo mondo nell’ambito delle preferenze, dei desideri e delle scelte di consumo, pagamento incluso. Basta un prompt, ossia una breve frase in linguaggio naturale per delegare un agente artificiale a fare acquisti di qualsiasi genere per noi. Si tratta di una possibilità concreta e utilizzata già da milioni di consumatori in diversi paesi. In Europa dovrà seguire le linee guida definite dall’Eu Ai Act, dal regolamento gdpr, delle direttive sui pagamenti psd3, dalle norme su digital service, market, data e digital fairness. Un corpus di norme pensate per proteggere i cittadini europei, poiché fiducia e delega sono troppo spesso date senza la dovuta cautela.

L’agente è una sorta di magico assistente che esaudisce i desideri specificati nel prompt, attivando altri agenti che a cascata negozieranno con macchine per trovare velocemente quello che ci serve, pagarlo e farlo recapitare a casa. Questo comporta che tutti gli agenti dovranno essere interoperabili per potersi scambiare informazioni. L’investimento più complesso che l’agentic commerce comporterà per le aziende sarà proprio nell’architettura di sistema al fine di connettere microservizi, supply chain, processi, protocolli così che gli agenti possano dialogare fra loro al fine di eseguire l’ordine dato. In estrema sintesi: siti web, app, touchpoint digitali, piattaforme, devono essere ripensati come macchine capaci di interfacciarsi con l’intelligenza artificiale agentica.

Ne consegue che per preservare la loyalty del cliente e la sua preferenza per un retailer o per alcuni brand si dovrà affrontare il complesso problema di bilanciare 4 elementi: gli agenti che il consumatore utilizza (spesso già installati nello smartphone, di cui bisognerà conoscere livello di autonomia e assenza di bias che possano falsare i risultati di ricerca), gli agenti dei brand (che dovranno essere strutturati per farsi trovare, capaci di interpretare le richieste e dialogare con altri bot), gli agenti delle piattaforme (che gestiscono come Shopify l’infrastruttura di vendita, prodotti e prezzi, ma anche l’assistenza automatizzata ai clienti), gli agenti del marketplace che operano all’interno delle grandi piattaforme (per esempio Amazon, dove gli agenti di raccomandazione devono negoziare con gli agenti del consumatore). Con l’agentic commerce il consumatore finisce per delegare a macchine le scelte.


I programmi di loyalty dei retailer e dei brand dovranno essere interoperabili con gli agenti del consumatore

In tutto questo ai programmi di loyalty dei retailer e dei brand cosa accadrà? Dovranno essere pure loro interoperabili con gli agenti del consumatore anche quando questo si è dimenticato di includere nel prompt la negoziazione dei punti da collezionare, o quando non ha specificato che gli piacerebbe intrattenersi nel gaming offerta da un brand. L’agentic commerce sta ridisegnando gli acquisti grazie anche al fintech. Sistemi di pagamento sicuri agevoleranno l’agente nel fare confronti fra prodotti, prezzi, offerte, valutando linee di credito per chiudere la transazione al meglio per noi. Siamo sicuri che questo tipo di commercio ci piacerà?

Marilde Motta

Nella comunicazione dal 1978, in costante aggiornamento e approfondimento. Ho scelto le pubbliche relazioni come professione, dedicando attenzione a promozioni e direct marketing, su cui scrivo. Amo all’unisono il silenzio, i libri e i gatti. contatti@adpersonam.eu